sostenibilità aziendale il caso corona

La sostenibilità aziendale comunicata bene: l’esempio di Corona

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La sostenibilità aziendale è come la bella di Torriglia: tutti la vogliono, ma nessuno se la piglia.

Voglio dire che spesso, risulta qualcosa di molto ambito solo in apparenza, portando inevitabilmente ad un susseguirsi di figuracce note come “greenwashing”.

Esiste un’eccezione alla regola però, sto parlando di Corona, famoso marchio di birre, che negli ultimi anni si è impegnato concretamente a livello globale con iniziative davvero interessanti. L’obiettivo di questo post è ispirarti a fare qualcosa tangibile, in modo da evitare lo sbattimento di usare parole che perdono di significato se non associate anche ai fatti.

 

La sostenibilità aziendale attraverso il metodo nudge

Prima di vedere cosa ha fatto il brand Corona (e perché ci è riuscito così bene), è necessario fare una piccola premessa.
Quando si vuole spingere qualcuno a fare qualcosa, esistono due tipi di approcci: il “proibizionismo” oppure il metodo nudge (spinta gentile). Fino ad ora l’approccio preferito dagli ambientalisti è stato il proibizionismo, a tratti vero e proprio terrorismo psicologico a suon di divieti, petizioni e multe. Ultimamente si fa strada un concetto diverso, il nudge, che influenza in modo abbastanza prevedibile le azioni di ognuno, fornendo incentivi o ricompense, lasciando però sempre libertà di scelta. Questo è il metodo scelto da Corona, vediamo come.

 

Il progetto salvamare e la collaborazione con Ogyre

In occasione della Giornata mondiale degli oceani, Corona ha realizzato un’installazione a Santa Margherita Ligure esclusivamente con plastica recuperata dai mari. Tutto ciò per promuovere una partnership con Ogyre, start-up che si occupa della salvaguardia dei mari. Questa collaborazione aiuta i pescatori liguri a riportare a riva i rifiuti di plastica, per poi pagarli come se fosse pesce e infine trasformandoli in costumi da bagno e borse mare. Il bello di questa idea è che ci guadagnano tutti:

  • i pescatori, che grazie al sostegno economico sono invogliati a fare gli spazzini del mare
  • i pesci, che hanno meno probabilità di soffocare o ingerire plastica
  • la start-up Ogyre, che recuperando i rifiuti genera guadagno
  • i clienti, che possono acquistare capi etici oppure sostenere direttamente i pescatori, pagando i chili di plastica da recuperare
  • Corona, che guadagna visibilità e si fa un bella pubblicità

 

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La sostenibilità aziendale di Corona va oltre

Oltre al progetto salvamare in Italia, troviamo altre iniziative interessanti da parte di Corona, primo brand di bibite che ricicla più plastica di quanta ne produce.
Degno di nota è il torneo di pesca della plastica, organizzato in Messico, per supportare i pescatori locali, in crisi per la scarsità di pesce degli ultimi anni. In totale, solo in questa occasione, sono state recuperate 3 tonnellate di plastica e, oltre a ricevere il pagamento della plastica raccolta ad un prezzo ben più alto del pesce, i primi 3 hanno ricevuto anche un premio aggiuntivo in denaro. Il primo classificato ha ricevuto quasi 15000 pesos, pari ad uno stipendio mensile.
Interessante anche l’impegno di riciclare gli scarti dell’orzo utilizzato per la birra, per produrre la propria carta del packaging.

Anche questo è libero mercato!

Ora tocca a te, metti in moto il cervello e trova il modo di agire in base ai tuoi principi, ovviamente non vale solo per la sostenibilità. Se hai bisogno di una mano sono qui.

Buona sperimentazione! 🧪

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