esempi di marketing multisensoriale per ristoranti

3 campagne di marketing multisensoriale per ristoranti

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Tutti abbiamo bisogno di ispirazione, per questo oggi vorrei proporti 3 campagne di marketing multisensoriale per ristoranti. Sono consapevole che una piccola azienda familiare non abbia il budget dei colossi che citerò in questo articolo, questo non vuol dire necessariamente che non possano fornire degli spunti utili a stimolare la nostra creatività.

Oggi vedremo come fornire un’esperienza immersiva del nostro prodotto/brand attraverso canali o proposte inusuali che stimolino la discussione creando hype sui social.

 

Il marketing multisensoriale dal 2018: il tronchetto di KFC

È dal 2016 che KFC ci prova.

La prima idea (fallita miseramente) è stata uno smalto per unghie edibile, fatto con ingredienti naturali e senza conservanti, il che lo rendeva velocemente deperibile e ne intaccava la resa estetica. Oltretutto, permettimi di dire che l’idea di leccarsi le unghie è alquanto disgustosa.

La seconda idea è andata un po’ meglio: una crema solare al profumo di pollo fritto, in edizione gratuita e limitata (3000 bottiglie), che è stata esaurita in pochissimo tempo. Il test però (come si evince anche dalle recensioni online) non dev’essere andato molto bene, infatti l’iniziativa non è stata più ripetuta.

Nel 2018 però arriva l’idea geniale, il tronchetto al profumo di pollo fritto, promosso durante la campagna natalizia. Questa iniziativa ha avuto talmente successo che è stata ripetuta nei 3 anni successivi. Si tratta di un tronchetto in edizione limitata da mettere nel camino e che, bruciando, rilascia lo stesso profumo del pollo fritto di KFC. Lo scorso Natale questa campagna è stata portata ad un nuovo livello, dando la possibilità a tutti quelli che hanno acquistato il tronchetto di vincere un soggiorno in uno chalet di lusso in Kentucky.

Nel video qui sotto puoi vedere la pubblicità del tronchetto e della crema solare,  se non la vedi significa che non hai accettato i cookies, per farlo clicca sul lo scudetto azzurro in basso e accettali tutti.

 

Marketing multisensoriale per ristoranti durante la pandemia

 

La mascherina di Hormel

Breathable bacon”, letteralmente bacon da respirare, è il nome della mascherina creata dal colosso del cibo Hormel, proprietario di moltissimi brand americani. L’iniziativa prevedeva la registrazione sul sito per ricevere gratuitamente un pacco di queste mascherine aromatizzate in edizione limitata. Per ogni registrazione sul sito veniva donato un pasto all’associazione Feeding America, fino ad un massimo di 10.000 pasti.

marketing immersivo per ristoranti di hormel

Per incentivare l’UGC (contenuti generati dagli utenti), ai possessori di queste mascherine viene chiesto di pubblicare foto o video sui social con l’hashtag #BreathableBacon.

È solo una delle tante iniziative bizzarre di Hormel, nel 2014 infatti, in occasione dell’International Bacon Film Festival a San Diego, aveva creato una moto alimentata con grasso di bacon, già immagino l’odore dei fumi di scarico…

 

L’ipnosi di Carl’s Jr. e Hardee’s

Per promuovere il loro hamburger di Angus, questi 2 brand del gruppo CKE hanno puntato su di una campagna multisensoriale che coinvolgesse tutti i 5 cinque sensi. La campagna includeva:

  • una playlist Spotify con suoni di cottura di bacon e manzo (udito)
  • un ipnotizzatore su YouTube che fa percepire il gusto di qualsiasi pietanza come se fosse bacon (gusto)
  • deodoranti per ambienti al profumo di bacon o manzo (olfatto)
  • una sfida a colpi di illusioni ottiche “Monster Magic Eye challenge”, che permetteva di vincere un buono da 10$ oppure (vista)
  • una sfida alla mano più veloce che riuscisse a fotografare lo schermo durante un apparente problema tecnico del video “Monster glitch challenge” per vincere un panino (tatto)

 

Un’esperienza più immersiva di così, non si può…

Spero che queste campagne ti possano fornire degli spunti utili di marketing multisensoriale per ristoranti, ma anche per qualsiasi altra azienda del settore ho.re.ca.

***Chiaramente queste sono delle “americanate” un po’ esagerate che difficilmente potrebbero avere successo in Italia, se non contestualizzate ed adattate alla nostra clientela. Ciò non toglie che possano attivare qualche ragionamento creativo e fuori dal coro. Io ad esempio non avrei mai indossato una mascherina al profumo di bacon, ma una che sa di Mohito, beh, parliamone!***

Dai anche un’occhiata a questo post di Instagram, dove si spiega come un prodotto alimentare può essere sponsorizzato in maniera immersiva in un video game.

Se hai bisogno di una mano per realizzare la tua idea, puoi contattarmi qui oppure scrivermi su Instagram.

Buona sperimentazione! 🧪

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